Casette per gatti: le tre che ho scelto per i miei micetti.

È giunto il momento: i gatti hanno bisogno di nuove casette. Attualmente ci sono 28 gatti al Cat Cottage. I loro nomi sono: Tommaso, Sebastiano, Oliver, Lilli, Alice, Maurizio, Filippo, Arianna, Valentino, Vittorio, Giorgio, Paolina, Margherita, Elettra, Alberto, Greta, Pepita, Conni, Fosco, Fulvio, Minni, Gigi, Linus, Regina, Miuccio, Titti, Rebecca, Rodolfo. Sì, li ricordo tutti e sì, tutti conoscono i loro nomi. Alcuni di loro sono gatti che vivono rigorosamente in casa, mentre gli altri stanno quasi interamente all'aperto. Ho scelto dove farli vivere in base alla loro personalità e ai loro eventuali problemi di salute. Alcuni hanno un atteggiamento un po' selvaggio e sono troppo esuberanti; odiano essere confinati e non potrebbe importargli di meno delle comodità che avrebbero in casa. Divani e letti su di loro non hanno alcun fascino. Sono rimasti qui con me perché dove vivo è il posto più sicuro per un gatto che ha bisogno di stare all'aperto. Niente strade, niente predatori e tutti li amiamo. Alcuni membri della banda del giardino. Di solito pranzano sotto il patio, dove hanno i loro letti. Ma qui c'era stato un forte temporale e il pavimento si era allagato. I vantaggi della vita in campagna! Oliver ama leggere in giardino. Ho un patio dove vive la mia…

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Il Fediverso – benvenuti nell’internet libero e bello!

Ho sempre avuto un rapporto complicato con i social media. Capisco perché alle persone piacciano: se usati con consapevolezza, possono essere interessanti o divertenti. È quando vedo professionisti che usano le piattaforme social come unici canali per condividere il proprio lavoro che alzo un sopracciglio. Soprattutto le persone nel campo creativo hanno abbandonato completamente le piattaforme personali a favore di quelle di micro-blogging, cosa che trovo assurda. La necessità di raggiungere un pubblico quanto più ampio possibile la capisco; è lo stesso motivo per cui sui social delle big tech – che sono quelli dove trovi la massa – ci sono anche io, almeno fino ad adesso. Quello che mi sfugge è come si possa pensare che mettere il proprio lavoro esclusivamente su piattaforme su cui non si ha controllo sia una buona idea. Ho veramente rivalutato lo spessore creativo di alcune persone quando le ho viste lasciare i propri blog in favore di Facebook o Instagram. «Tenere un blog mi costa troppo tempo», mi dicevano, ed è vero. Ma se calcoli che passi due ore al giorno a scrollare un feed senza senso, a guardare gente che mangia la pizza e posta l'unboxing di quello che ha comprato su Shein, non è il tempo che ti manca. Se poi…

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Sempre con me.

Credo di aver sempre avuto un buon rapporto con la morte. Non che non sia un evento per me triste o che non soffra pazzamente dell'assenza di chi ho amato, anzi. Ma ho sempre accettato il fatto che la vita abbia una fine. L'essere stata a contatto con gli animali fin da piccolissima mi ha portato ad avere esperienze con il cessare della vita quasi da subito. Mi ricordo bene la morte del mio primo gatto, avevo cinque anni, e prima ancora dei miei criceti. Poi bisnonni, un cugino quando eravamo ancora molto piccoli entrambi, alcuni amici. Ma sopratutto, i miei animali. Ho cominciato ad accompangnarli nel loro trapasso molti anni fa, ogni volta che ho potuto, quando era la cosa giusta da fare. Hanno attraversato la porta verso l'infinito tra le mie braccia quasi tutti. E la chiamo 'porta verso l'infinito' perchè la storia del ponte dell'arcobaleno mi fa salire la glicemia. Specie per l'uso che ne fanno le sciure nei post sui social. Presente i commenti del tipo 'vola felice lassù sul ponte dell'arcobaleno pikkolo angelo!!' e giù caterbe di emoji con i cuoricini spezzati e gli arcobalenini con le nuvolette? Ecco. La morte, questa cosa inevitabile che nessuno accetta e sulla quale non si può scherzare. E'…

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